Società di capitali che diventano cooperative; dipendenti che si cimentano nel ruolo di imprenditori; competenze, know-how e patrimoni che sopravvivono a fallimenti e liquidazioni aziendali. Questo l’identikit dei workers buyout in Italia, operazioni nate e diffuse negli Usa soprattutto attraverso l’intervento dei fondi pensione e che da noi, sebbene ancora non spostino volumi significativi, stanno prendendo piede come risposta al boom di procedure concorsuali e all’emergenza occupazionale. E la condivisione del rischio tra chi apporta saperi e mestieri sembra essere l’antidoto alla latitanza di investitori e banche.

Una cinquantina di imprese salvate negli ultimi cinque anni, per 1.200 posti di lavoro e 178 milioni di euro di giro d’affari rimasti sul mercato; trecento realtà consolidate rimesse sul mercato in queste tre decadi e 15mila lavoratori-soci che hanno mantenuto il posto di lavoro.

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